Alla scoperta dell’iris

L'iris che si usa in profumeria non ha quasi niente a che fare con il fiore viola che si vede nei giardini. La materia prima — chiamata burro o assoluta di iris — si estrae dal rizoma, la radice carnosa della pianta (Iris pallida o Iris germanica), e il fiore stesso non c'entra: viene reciso prima ancora di sbocciare, perché tutto il lavoro avviene sottoterra.
Il processo è tra i più lenti e costosi di tutta la profumeria. I rizomi vengono raccolti, puliti, e lasciati essiccare per un periodo che va dai due ai cinque anni — durante i quali sviluppano, lentamente, i composti responsabili del loro odore, gli irones. Solo dopo questa lunghissima attesa vengono distillati, con una resa bassissima: servono centinaia di chili di rizomi per ottenere pochi grammi di assoluta. Non è un caso se l'iris è, grammo per grammo, una delle materie prime più care della profumeria — insieme a oud e rosa di maggio.
Il risultato di tanta pazienza è un odore unico: cipriato, polveroso, con una freddezza quasi metallica che ricorda il burro fresco più che un fiore. Non ha la proiezione esplosiva del gelsomino o della rosa — l'iris è un'eleganza sussurrata, che si avverte più per la texture che riesce a dare a un profumo (vellutata, quasi tattile) che per un odore riconoscibile a distanza.
La Toscana, in particolare la zona di Firenze, resta ancora oggi uno dei territori più importanti al mondo per la coltivazione dell'iris da profumeria — un primato che dura da secoli e che lega indissolubilmente questa radice alla storia del profumo europeo. Quando si sente un profumo che profuma di "pelle", di "velluto" o di "cipria preziosa", è molto probabile che dietro ci sia lei: la radice che ha aspettato anni per essere raccolta.
Note olfattive protagoniste